Blow up sul mondo della fotografia
Ottavio Pinarello è un artista che ha scelto la commistione tra fotografia e pittura per esprimersi. Nelle sue opere, dove si può leggere il suo percorso simbolista-concettuale, le immagini fotografiche si intrecciano con la pittura dando vita a quadri sospesi tra l'introspezione e la rappresentazione dello spazio: un linguaggio originale e riflessivo sulle contraddizioni e le potenzialità della mente umana. (in apertura "Bendato e imbavagliato" - 2008 - cm 80 x 100
Scatto fotografico dell'autore O. Pinarello impresso su tela, con successivo
intervento pittorico).
Come si inserisce la fotografia nelle sue opere?
In passato mantenevo pittura e fotografia separate, fino a che, in alcune situazioni, l'esigenza di rappresentare una realtà interiore contenuta in una realtà esteriore, mi ha spinto alla sperimentazione e alla conseguente commistione delle due tecniche. L'immagine fotografica identifica quindi intime sensazioni e intuizioni, e paradossalmente viene contenuta a sua volta in uno scenario pittorico dove i profili umani stilizzati danno ulteriore forza e carica concettuale agli scatti stessi.
Nella sua mostra "Profili, tra pittura e fotografia": ritratti di profilo sono inseriti in una sorta di macchie di Rorschach, quasi a voler sottolineare l'ambiguità e la doppiezza della mente umana...
Effettivamente i profili pittorici, simbolo stilizzato della molteplicità e ambiguità umana, che a loro volta contengono i profili fotografici o in ogni caso le immagini fotografiche, possono spingere l'osservatore all'autoanalisi e comunque evocare in lui riflessioni e considerazioni che, in tempi diversi di lettura, potrebbero anche cambiare in base al differente stato d'animo con cui l'osservatore stesso si pone davanti all'opera. In occasione di questa mia nuova personale a Milano , presso lo Studio Barozzi, sono state infatti esposte varie opere di commistione tra fotografia e pittura. Paolo Barozzi stesso, che è stato negli anni '60 assistente personale di Peggy Guggenheim e successivamente gallerista tra Venezia e Milano, portando tra i primi in Italia, grazie anche al suo contatto con Leo Castelli, gli artisti della pop-art come Rauschenberg, Lichtenstein e Warhol, ha sempre mostrato grande attenzione anche per la fotografia d'autore; ho quindi apprezzato moltissimo il notevole interessamento di Barozzi non solo per miei lavori prettamente pittorici, ma anche per quelli fotografici di cui in particolare stiamo parlando ora.
Si serve del digitale per le sue opere? Con quale tecnica realizza la commistione tra foto e quadro?
Utilizzo sia reflex a pellicola che reflex digitali, lo scatto viene sempre realizzato già in forma pressoché definitiva, senza il bisogno in genere di successive rielaborazioni e manipolazioni al computer, a meno che non ci sia l'esigenza di creare dei montaggi di due o più immagini commiste tra loro. In seguito, tramite un particolare procedimento che ho sperimentato, lo scatto viene impresso sul parte della tela su cui successivamente attuo l'intervento pittorico che conclude concettualmente l'opera e che comunque non copre l'immagine fotografica che deve rimanere leggibile come tale.
Pensa che si servirà ancora della fotografia per realizzare le sue opere?
Certamente, la fotografia è uno strumento in alcuni casi indispensabile per cogliere e trasmettere determinate sensazioni, come d'altronde lo è anche la pittura. Quindi in base alle mie esigenze, di volta in volta sento istintivamente se un'opera dovrà essere esclusivamente pittorica o di commistione tra pittura e fotografia per giungere alla sua completezza e per permettermi di comunicare al meglio ciò che avverto.
Cosa rappresenta per lei la fotografia?
Come già anticipato nelle precedenti affermazioni, la fotografia ritengo che sia non solo valido strumento di rappresentazione della realtà che ci circonda, ma che sia inoltre, se utilizzata in un certo modo, un potente metodo di indagine psicologica, capace di evocare alla mente tutta una serie di situazioni e riflessioni che possono spingere all'analisi introspettiva: gli scatti possono diventare "fotografia" di ciò che non si vede, ma che invece si prova e si sente nel proprio intimo....
(in alto "Sbarre..." - 2008 - cm 80 x 120
Scatto fotografico dell'autore O. Pinarello impresso su tela, con successivo
intervento pittorico)
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